GAJANI A REGGIO EMILIA, FOTOGRAFIA EUROPEA 2018 - CIRCUITO OFF

’77 Piccoli Indiani Metropolitani
Gli scatti di Carlo Gajani nel settembre 1977 a Bologna

Presso:
I libri di Sam
Via del Carbone n. 1/C
Reggio Emilia CAP 42121
Apertura mostra: 20.04-12.05.2018

Orari visita mostra
Sabato 21 e Domenica 22 aprile: 9.30-20.00
Lunedì 23 – Sabato 12 maggio: 9.30-13.00/15.30-19.00
Chiusura il giovedì pomeriggio e nei festivi.

Angela Zanotti Gajani mi mostra la scatola d’archivio con le stampe che ritraggono i giorni e la stagione di questi ragazzi. Sono scatti di Settembre, sono scatti di corteo, ci sono quelli di Harpo’s Bazar e c’è lo stesso Celati in mezzo ai suoi studenti. Tutti impegnati a filmare, a restituire memoria di quel flusso di avvenimenti, di persone, di volti, di idee, di azioni, di emozioni, speranze e travestimenti…
L’azione metalinguistica di ritrarre persone intente a ritrarre altre persone porta queste stesse nel flusso e fuori dal flusso degli eventi. Nel flusso e fuori dal flusso del tempo. Dentro e fuori la (S)storia. Chi è un testimone? Cosa è contemporaneo? Cosa accade mentre accade qualcos’altro? Che rapporto c’è fra verità, racconto e memoria… Storia, storie e immaginario collettivo?
C’è un tendone in una piazza, un presidio, un fatto. C’è una scultura moderna composta da tre colonne, tre cilindri, che viene risignificata in funzione totemica e riambienta o disambienta altre storie, altri flussi e c’è una scatola che raccoglie tutto, tutti i racconti possibili e li restituisce a noi, ai nostri centri di raccolta-racconto, alle nostre identità. Sulle tre stele, epigrafi pubbliche, tazebao “sovversivi” per piani di realtà possibili. Ci sono icone appese a stemma: armoriali che sigillano il confine fra terre adiacenti e mondi distanti. Stati diversi.
La fantasmagoria umana di questo “teatro vacante” cade nell’occhio di un fotografo…un medico, un insegnante, un musicista, un incisore, un pittore…un molti in uno, uno studioso dell’umano e di comunicazione fra umani: Carlo Gajani. Gajani nel ‘77 insegna in Accademia: anatomia artistica. Conosce i giovani e le loro istanze. Ha già due biennali alle spalle (64 e 72), una nutrita cerchia di amici intellettuali (Moravia, Pasolini, Calvino, Eco, Arbasino, Ginzburg, Celati, Scabia, etc…), libri pubblicati ( Il chiodo in testa ‘74, Ritratto, identità, maschera ‘76, La bottega dei mimi ‘77), e una grande e curiosa voglia di sperimentare. Il chiodo in testa e La bottega dei mimi appartengono a questo linguaggio sperimentale che unisce immagini e parole. Infatti unì Gajani a Celati in un esperimento di narrative art e di “teatrosoffice” che giunge incontaminato sino a noi con grande potenza e purezza espressiva.

[Luca Monaco, dalla nota di presentazione della mostra
CON-TESTO Il movimento del ’77 a Bologna nelle immagini di Carlo Gajani Fondazione Gajani, 26 ottobre-15 novembre 2017]