Carlo Gajani - 1929/2009

Che personaggio, Gajani

...Elegante, suadente, estroverso ma silenzioso, inquietante ma rassicurante, sempre pronto a fuggire non si sa dove... maschile come ormai poco si riscontra nel panorama umano, Gajani lo vedo mentre se ne va da un Consiglio d’Accademia, lo sguardo un po' sornione, la battuta pronta, il sorriso piacevole e ricco di mondi. Lo vedo pure nella sua bella casa di montagna sull'Appennino fra Montombraro e Zocca, dove spesso ci incontravamo per dialogare – insieme alla ospitale presenza di Angela – della vita e della non vita, dei suoi viaggi e delle peregrinazioni nell'Altrove. Gajani potevi stare sentirlo parlare per ore, ma dopo pochi minuti ti aveva già fatto saltare da New York alla Transiberiana, da Saint Louis al deserto centro-australiano, con una nitidezza e calma serafiche, e soprattutto uno humour cui non resistevi...
...Con Gajani eri sempre "non qui, non ora". In quel Nonluogo felice dove non ti fermi mai...

Roberto Pasini
Catalogo Mostra Antologica, Bologna 2010, pagina 17

...Carlo l'avevo conosciuto - sorridente e spavaldo con il suo grande cappello – nei corridoi del DAMS. A fine lezione, dove spesso veniva a trovarmi all’ora dell’aperitivo con una busta di fotografie sotto il braccio.
Passeggiare per Bologna con Carlo e parlare di fotografia (di fotografia e pittura, ma anche d'altro...) fu uno dei miei rari momenti di relax in città...
Gli amici ma anche gli altri passanti si giravano a salutare Carlo, elegante e quasi imponente nella cadenza antica del suo passo, via via sotto i portici e poi tra le Torri e Piazza Maggiore.
Fu a Venezia l'ultimo nostro incontro, tra Campo S. Margherita e Campo San Barnaba, nell'ipotesi di una sua mostra alla Galleria Imagina ... e di un altro libro, ma non se ne fece nulla.
Carlo si rifugiò sempre di più con la sua Angela a Zocca continuando a fotografare, ma questa volta paesaggi (dell'Appennino) che in qualche occasione mi inviò per la mia raccolta, da cui spero di estrarre prima o poi un nucleo di immagini di Carlo che rivelino compiutamente l'opera di un autore tra i più significativi nel panorama della fotografia italiana contemporanea.

Italo Zannier, Lignano Pineta, 22 aprile 2010
Catalogo Mostra Antologica, Bologna 2010, pagina 16

Carlo Gajani - Autoritratto, 1993

Carlo Gajani Autoritratto, 1993

Note biografiche

Carlo Gajani nasce a Bazzano, alle porte di Bologna, l'11 gennaio 1929. Studia pianoforte al Conservatorio sin quasi al diploma, frequenta il liceo classico e si iscrive poi alla Facoltà di Medicina dell'Università di Bologna, dove si laurea a pieni voti nel 1953. Pratica la professione medica per una quindicina d'anni, ma al contempo si dedica ad attività artistiche. Alla fine degli anni '60 decide di abbandonare la carriera medica, perseguita con successo nella sfera ospedaliera e privata, per diventare artista a tempo pieno – soprattutto pittore e incisore a quel tempo, sostenuto in questa decisione dal consenso e dall'apprezzamento di critici di valore come Franco Russoli, Renato Barilli, Enrico Crispolti, Filiberto Menna, Giancarlo Cavalli, e da galleristi come Toninelli a Milano e Forni a Bologna.

Viene invitato a partecipare alla XXXII Biennale di Venezia nel 1964, poi di nuovo alla XXVI nel 1972. In quello stesso anno inizia l'insegnamento dell'Anatomia artistica presso l'Accademia delle Belle Arti, prima ad Urbino poi a Bologna, dove insegna fino al 1999.

E' stato tra i primi in Italia ad occuparsi del problema dei rapporti tra ritratto e fotografia. Negli anni '70, in particolare, rivolge il proprio interesse verso il ritratto dipinto a partire da una base fotografica ed esegue così numerosi ritratti di artisti, scrittori e intellettuali in vari campi – da Moravia a Pasolini, da Calvino a Eco, da Arbasino a Ginzburg, da Celati a Scabia, etc.

Nel 1976 pubblica con la Nuovo Foglio il volume Ritratto, identità, maschera, in cui racconta la storia di questi ritratti, formula i problemi teorici del genere fotografico e propone la propria soluzione stilistica.

Dagli anni '80 abbandona definitivamente i pennelli per dedicarsi soltanto a mezzi espressivi puramente fotografici – nel ritratto, nel paesaggio, nel nudo. Lavora sui paesaggi urbani del Nord America; in Italia "esplora" la pianura di qua e di là del Po, in una paziente e amorosa ricerca di un mondo ormai più fantastico che reale; nel proprio studio e all'Accademia porta avanti, infine, un lavoro di vent'anni sul nudo e sugli intriganti rapporti che si instaurano tra fotografo e modella.

I ritratti, i paesaggi e i nudi di Gajani sono stati esposti, oltre che in diversi spazi privati e pubblici in Italia, anche in Francia, Regno Unito, Germania, Stati Uniti e Canada.

Alla fine della sua lunga carriera artistica, Gajani è ritornato alla terra della sua infanzia, nell'Appennino tosco-emiliano, alla ricerca di vecchie dimore, campi e cieli – stavolta in un rigoroso, drammatico bianco e nero: "... per amore – scrive - non per obbligo, alla ricerca non della bellezza ma del carattere di abitazioni e luoghi che raccontano la vita in tempi passati".

Lì, nella casa dei suoi nonni, è morto nel 2009.